DAL MONDO

Diga Mosul, a Trevi servono 2 mesi prima di avvio riparazioni

Federico Coppini - 14-03-2016 - Letture: 106

Diga Mosul, a Trevi servono 2 mesi prima di avvio riparazioni

BAGHDAD (Reuters) - I tecnici italiani di Trevi , la società ingaggiata per contribuire a impedire il crollo della diga idroelettrica di Mosul, la più grande dell'Iraq, avranno bisogno di almeno due mesi per valutare lo stato della struttura prima di dare avvio all'intervento di manutenzione.

Lo ha riferito a Reuters un portavoce del ministero per le Risorse Idriche iracheno. Il portavoce Mahdi Rasheed Mahdi ha detto che potrebbero occorrere sei mesi prima dell'inizio dei lavori sulla diga da parte del gruppo per riparare le crepe provocate dall'erosione.

La diga, che si trova a Nord di Mosul, è stata costruita negli anni '80 su uno strato di gesso friabile sul fiume Tigri e necessita di lavori costanti per evitare disastri.

Nell'agosto 2014 la manutenzione è stata interrotta per due settimane a causa della conquista dell'impianto da parte di Stato Islamico. L'azione militare ha provocato il timore di danni irreparabili alle fondamenta della diga. Il crollo della barriera devasterebbe Mosul e altre città lungo il fiume, tra cui la stessa capitale Baghdad, provocando centinaia di migliaia di vittime.

"Hanno bisogno di 2-6 mesi ed è stata una richiesta dell'azienda", ha detto Mahdi parlando al telefono. L'azienda ha bisogno di tempo per far arrivare le proprie apparecchiature". Il portavoce ha detto che non c'è alcuna minaccia immediata di crollo, dato che sono stati effettuati una serie di lavori di manutenzione, ma che servono altri interventi per stabilizzare la struttura. L'appalto della Trevi, comunque, non fornisce una soluzione permanente.

La diga è stata riconquistata dai Peshmerga curdi con l'aiuto degli attacchi aerei da parte della coalizione a guida Usa, e l'Iraq ha firmato con Trevi un contratto da 273 milioni di euro, della durata di un anno e mezzo, per rafforzare e manutenere la struttura di 3,6 km.

L'Italia ha annunciato l'invio di 450 militari per proteggere la diga, che è vicina al territorio controllato dai combattenti di Stato Islamico.

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